Dietro queste arance ci sono persone

ico_arance.jpgW la contro-mercificazione acquisti di gruppo per recuperare la dimensione umana.

Il Castello”, Gruppo di Acquisto Solidale di Formigine, acquista da 3 anni agrumi siciliani da una piccola azienda agricola a conduzione familiare di Grammichiele (Catania), di proprietà della famiglia Sileci.

Questa esperienza di acquisto diretto dal produttore è stata finora molto positiva per il G.A.S., vantaggiosa sia dal punto di vista economico che da quello qualitativo.
Acquistiamo ad un prezzo nettamente più basso rispetto alla media dei prezzi al dettaglio, e spesso inferiore anche a quelli della grande distribuzione, e riceviamo a casa agrumi di ottima qualità, buoni e freschissimi: raccolti la domenica, spediti il lunedì, già assaggiati il giovedì!

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Ma il vero valore aggiunto sta nel rapporto diretto che si instaura con il produttore, che percepisce un guadagno più consono al proprio impegno e contemporaneamente si sente più responsabilizzato nei confronti del consumatore. Desidera che il proprio prodotto sia apprezzato e che il consumatore sia soddisfatto, perché da questo dipenderanno le vendite future.
Viene così recuperata una dimensione perduta, cioè che dietro ad ogni prodotto ci sono delle ‘persone’. La stessa arancia ha in già in sè l’immagine di chi la gusterà ed ha ancora quella di chi l’ha coltivata.

Questa visione, in doppio senso di marcia sulla direttrice dell’umanizzazione, è l’elemento capace di riportare consumo e produzione verso la logica originaria dello scambio tra produttore e consumatore.
E non è finita qui: “solidale” non indica soltanto la costruzione di un legame diretto con il produttore, ma dichiara una precisa assunzione di responsabilità, da parte dei consumatori, a porre in essere scelte consapevoli.

Non senza molta amarezza, Marina Sileci mi ha illustrato la sua personale esperienza e l’evoluzione del mercato degli agrumi di Sicilia dagli anni ’70 ad oggi.

Ecco il suo racconto:

“ Negli anni ‘70 con il raccolto del ‘giardino’ (così qui si chiamano gli agrumeti) si viveva un anno intero: le arance sugli alberi si vendevano a 700 lire al kg. Nel periodo di maturazione, i commercianti accompagnati da intermediari del paese giravano di giardino in giardino, facevano una stima e ti dicevano una cifra, tu accettavi o aspettavi che ne passasse un altro. Quando tutto era concluso mandavano degli operai che raccoglievano.
Negli ultimi 10 anni i commercianti che girano per acquistare direttamente le arance sulla pianta, sono diminuiti e i prezzi sono molto inferiori al passato, sui 20 centesimi al kg. Senza considerare che la stima che fanno è molto più bassa del reale.
Purtroppo non è possibile valutare quanti agrumi ci siano effettivamente sugli alberi perché la produzione varia di anno in anno. Se ne hai 500 loro dicono 100 e considerano sempre 20 centesimi. Se non accetti ne passa, forse, un altro, ma che dirò la stessa cosa.
La soluzione sarebbe che nessuno accettasse, ma è impossibile perché la scelta è tra darli a loro o buttarli e anche buttarli ha un costo: non puoi lasciarli marcire sulle piante, deviraccoglierli e lasciarli sotto gli alberi. Negli anni passati c’erano dei magazzini nella zona che li acquistavano. Tu li raccoglie vi a tue spese, li portavi lì e ti facevano un buono, che ti pagavano dopo tre/quattro mesi, se andava bene.
Naturalmente qualche magazzino nel frattempo è fallito e non ha pagato nessuno. Ora ce ne sono comunque pochi. Anche coi commercianti non stai mai sicuro: per disperazione tu dai le arance in cambio di assegni che poi si rivelano scoperti, ma ormai loro hanno raccolto, tu non sai dove trovarli o se li trovi scopri che sono nulla tenenti. Così non riesci a rivalerti e in compenso hai pagato un avvocato… Verrebbe da dare ragione a mia mamma, che dice che è meglio farne legna per il riscaldamento. Ma poi pensi che il “giardino” era di tuo padre o di tuo nonno, che ci sei cresciuta e continui sperando che vada meglio l’anno prossimo. Inoltre negli ultimi anni la domanda è si è ridotta tantissimo per la concorrenza estera e le arance rimangono sulle piante, invendute”.

Per un piccolo agricoltore vendere ai G.A.S significa continuare a mantenere vivo il ‘giardino’ tramandato da generazioni e, con esso, le tecniche di coltivazione e i valori sani della cultura contadina delle nostre radici. Significa sostenere il lavoro onesto, fatto ancora con serietà e con amore per i frutti della terra.

“E’ uno spettacolo opprimente” commenta con amarezza Marina “quel tappeto di arance che vedi a terra sotto tanti agrumeti in questo periodo.

Sul piano dell’economia giusta e del consumo responsabile, il sodalizio diretto fra azienda agricola a conduzione familiare e consumatore significa soprattutto non alimentare tutta una catena di sfruttamento innescata dalla logica del profitto. Ovvero una realtà fatta di caporalato, lavoro nero e manovalanza sottopagata, extracomunitaria e non, costretta a vivere ai limiti della sussistenza.

Roberta Colombini

Dietro queste arance ci sono personeultima modifica: 2010-06-28T08:12:00+02:00da coopvagamondi
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